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A piedi o cavallo
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A piedi o a cavallo sull' Appennino
La più apprezzabile caratteristica negli itinerari e nei weekend sull’Appennino, è la polivalenza, intendendosi con tale termine la frequenza di tracciati che possano, esercitare un’attrattiva su chi ama il cavallo, su chi tra i cavalli preferisce quello di san Francesco (ossia l’andare a piedi ), e per chi vuole invece sotto di sé un “cavallo d’ acciaio” (leggi mountain bike).
Tra i tanti, come esempio di polivalenza, basterà citare il percorso Belvedere, tracciato di una cinquantina di chilometri che non ha solamente una molteplice fruibilità, quanto ai mezzi di trasporto , ma presenta anche una varietà di proposte, dalla naturalistico- ambientale all’ artistica e storica, racchiuse in un ventaglio di soluzioni. Il percorso può essere “ uno e trino”, ossia si possono compiere da una a tre tappe, con tempi di percorrenza oscillanti tra le 4,50 e le 6 ore, mentre i punti di partenza sono diversi, sempre raggiungibili comunque in auto.
L’itinerario Belvedere parte da poco oltre Marano, in località Casona, su strade bianche , sentieri e tratti asfaltati, in una varietà di spunti naturalistici e manufatti significativi. Il rio Frascara, con i suoi ponticelli sulle anse, vivacizza il percorso consentendo l’ accesso a una gola , con ruscello in caduta e cascatella. Tra Casona e Castellino delle Formiche, il percorso si articola interamente sulla cornice del parco dei Sassi di Roccamalatina: la romanica pieve di Trebbio ( XI secolo) Case Rastelli e il Borgo dei Sassi sono i primi, grandi incontri, quasi in contemporanea, con l’arte dell’ uomo e le arti della natura. Dopo il Castellino delle Formiche, antiche mulattiere e strade lastricate collegano tra loro abitati suggestivi ( Samone, Serra di Montalbano) correndo prevalentemente sul crinale e offrendo squarci panoramici, come monte della Riva e monte Questiolo, fino a Montalbano (m. 593), punto di arrivo della prima tappa.
Risaliti fino a Contese (m. 802), castagni, boschi e attraversamenti di ruscelli sono gli elementi di richiamo della seconda tappa, senza contare i segni di presenze medievali, ossia i ruderi del castello di monte Orrestiolo e la duecentesca torre Rangoni in Rosola, antico borgo che dà (e prende) il nome dell’ omonimo torrente che scorre in ambiente selvaggio. Due momenti di particolare interesse di questa seconda tappa sono costituiti dagli “orridi” del Canobi e del Gea, tra Sasso Baldino e il Montello. Qui sono possibili due opzioni: attraversare (a piedi) la gola di Gea, oppure salire a monte della Croce (in bici o a cavallo).
La terza tappa sale fino ai 930 metri di Maserno per arrivare a Monteforte, con altri resti di un castello e affreschi quattrocenteschi di un oratorio, e si conclude, dopo aver toccato la cima del monte Belvedere (m. 1138), a Castellaccio di Moscheda, antico borgo sviluppatosi intorno alla chiesa originaria del Seicento.
A piedi, a cavallo e in mountain bike è anche fruibile la cosiddetta “ sentieristica” del Modenese, fitta rete di tracciati di cui diamo alcuni esempi significativi. Quelli del Frignano, per cominciare.
Articolati secondo un progetto redatto nel 1997 dalla Comunità Montana, in un area particolarmente adatta dal punto di vista storico-ambientale, costituiscono un fitto reticolo di collegamento individuato anche grazie alle associazioni di volontariato, dipanato per una lunghezza complessiva di 200 Km su antiche vie ormai in disuso, arricchite da segnali e arredi omogenei, quanto a tipo, forma, materiali e funzioni.
Data la grande varietà, non diamo qui indicazioni dettagliate sui singoli tracciati (all’uopo Appennino ondine pubblicherà a breve i percorsi in modo approfondito), limitandoci a osservare che i sentieri sono sempre percorribili , grazie a un programma coordinato di interventi di manutenzione e pulizia.
In gran parte già disponibile per gli amanti del cavallo, bici e trekking, è anche la poderosa sentieristica (lunghezza complessiva: circa 500 Km) destinata a rendere fruibile tutto il territorio appenninico compreso tra il Reno e il Panaro con la conseguente valorizzazione delle sue numerose testimonianze storico- architettoniche. Gli amanti delle novità e dell’ avventura possono, con in mano la bella “carta degli itinerari“ della comunità montana Appennino Modena Ovest , addentrarsi, appiedati o in sella, nelle valli del Dolo, Dragone e Rossenna, i territori ancora incontaminati e sconosciuti ai più, dove, in grandi spazi collinari e montani, sono sparpagliati i paesi di Montefiorino, Palagano, Prignano sulla Secchia e Frassinoro, oltre a molti borghi e casolari in parte disabitati.
Parlando delle possibilità turistico-ambientali del Modenese, non si può non accennare a Sestola, sede di partenza di una nutrita serie di escursioni, punto di appoggio per itinerari a cavallo della durata di più giorni, segnalato perciò dall’ Ante (Associazione Nazionale Trekking Equestre).
Da Sestola si dipartono almeno una decina di tracciati, di varia difficoltà e della durata massima di tre quattro ore. Eccone qualcuno, nei suoi dati essenziali.
Il Sestola–passo Serre per monte Cervarola, definito di media difficoltà a causa del dislivello (tempo previsto: tre ore andata e due ritorno): ha inizio dal ponte della Rasola, a 500 m oltre il paese, lungo la statale verso Roncoscaglia. Correndo lungo le pendici del monte Cervarola, attraversata una pineta e il torrente Dogana si sale con tornanti fino al passo Serra, da cui rigode una vasta panoramica sul monte Cimone e sulle valli dei torrenti Canevare e Vesale. Alla stessa meta si arriva anche attraverso il monte Rasola (due ore e mezzo all’ andata e un’ ora tra andata e ritorno) con un’escursione non faticosa in mezzo al bosco.
Più breve, invece (un’ora tra andata e ritorno), il percorso fino a Doccione, che inizia a ovest di Sestola , 100 m dopo la partenza della seggiovia, per condurre, dopo una breve discesa e una salitella , alla suggestiva cascata del Doccione, a 1120 metri sul livello del mare.
Quasi pianeggiante, attraverso boschi, torrenti e cascate, è la Sestola-Roncoscaglia ( 2,5 ore andata e ritorno), che comincia sulla nuova strada per Roncoscaglia imbattendosi, prima della metà, nella cosiddetta “Madonna dei Pagliai” e in una bella edicola del settecento all’ ingresso della borgata Ronco. Lungo la vecchia mulattiera si arriva alla borgata Castello, ideale per una sosta in ammirazione delle valli Vesale e Sestola finchè, superato un torrentello, non si giunge alla “ Fonte di Dodo”, punto di ritorno a Sestola.
Non difficile e panoramica l’ escursione, 4 ore in tutto, fino al lago della Ninfa attraverso Pian del Falco. Da via delle Ville di Sestola, ci si inoltra nel parco attrezzato dei Roncacci, fino al Piano e fino al bel panorama della valle del Leo. Lasciata la vetta del monte Calvanella si prosegue sul crinale pianeggiante fino al passo Serre, scendendo a sinistra fino alle Case Cervarola e al lago, a sua volta punto di partenza per numerose escursioni e passeggiate nei dintorni.
Infine, fra i numerosi altri itinerari possibili da Sestola, c’è la passeggiata facile e pianeggiante fino a Passerino (neanche un’ ora di cammino tra andata e ritorno), per una visita, oltre al vecchio borgo del Ronco, a una sorgente solforosa.
Anche il Panaro, come prima accennato, è un fiume che si presta al turismo storico- ambientale- naturalistico. La sua sponda sinistra offre, a pedoni e ciclisti, per una trentina di km da Saliceto Panaro a Casona di Marano, la possibilità di un percorso denominato” Natura- Sole”, un nome che è già un programma, con i vecchi meandri del fiume ben visibili fino a San Donnino, la presenza di una fiorente zona umida e di un altro punto di interesse naturalistico – ambientale , ossia l’ area in cui il Guerro sfocia nel Panaro, impreziosita a sua volta da un laghetto “ben abitato”.
Tra San Cesario e Spilamberto, pedoni e ciclisti si imbattono anche in siti di interesse archeologico (con mostra permanente nel torrione di Spilamberto), finché, superata Vignola (anche qui castello e rassegna di fossili rinvenuti sul greto del fiume) , ci si immette nel “Percorso Sole” , dove il Panaro mostra i terrazzi formati dalle erosioni secolari fino alla macchia verde costituita dal parco fluviale di Marano e dalle colline di Casona. Con possibilità di una piccola “digressione verde” al vicino Centro naturalistico de “Le cince”. 

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