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ROMANICO MODENESE Nei primi due secoli dopo il Mille prese vita in Occidente un'originale forma
d'arte che riunì, in una nuova sintesi espressiva, l'umile eredità artistica
dell'Alto Medioevo e l'illustre tradizione dell'antica Roma. E' questa l'arte
che siamo soliti definire Romanica. Fu soprattutto nella cattedrale,
monumento romanico per eccellenza, che l'architettura e la scultura trovarono la
loro più alta espressione, dando forma a capolavori di grandissimo valore.
L'architettura creò strutture robuste e potenti, scandite ritmicamente da un
sapiente gioco di pesi e resistenze, di pieni e vuoti, di linee e volumi. La
scultura trasferì nella pietra, con linguaggio pregnante e vigoroso, tutto il
mondo spirituale dell'uomo del Medioevo, fatto di terni sacri e di motivi
profani, di racconti biblici e di leggende. Anche il nuovo spirito civico che
accompagnò la nascita dei comuni e la rivalutata concezione del lavoro trovarono
un'inedita espressione plastica. Fiorirono così, sui muri delle cattedrali, il
ciclo dei Mesi e la rappresentazione dei Mestieri. Uno dei centri di
elaborazione più vivi d'arte Romanica fu l'Italia settentrionale, ed in
particolare l'arca padana. Qui il Romanico percorse un cammino originale che,
seguendo le direttive e i programmi tracciati da Matilde di Canossa, produsse
opere di indiscussa grandezza e raggiunse il suo vertice creativo nella
cattedrale di Modena. Il duomo di Lanfranco e Wiligelmo, nella sua geniale
originalità, rappresentò un capostipite al quale si uniformarono molte delle
grandi cattedrali sorte successivamente nei territori padani e altrove. Anche
nei piccoli centri della provincia modenese il Duomo fece scuola, sebbene la sua
ineguagliabile complessità potè essere imitata più nei particolari che
nell'insieme. Echi della sua struttura architettonica o del suo apparato
decorativo si ritrovano in molti edifici minori, spesso reinterpretati con gusto
semplice e talvolta con alterazioni bizzarre. Nelle zone montuose,
protagonista dell'architettura è la pietra. Conci perfettamente squadrati e
connessi con la massima precisione imitano il paramento marmoreo della
cattedrale cittadina, mentre la decorazione scultorea risulta spesso esuberante,
rivelando la volontà di dotare anche i più piccoli edifici di una ricca
ornamentazione. Ancora oggi molte chiese della montagna sono immerse in
paesaggi di rara suggestione, rimasti quasi inalterati nel corso dei secoli,
dove il colore della pietra e la proporzione dell'architettura si trovano in
perfetta e gradevole armonia con l'ambiente circostante. Le chiese della
pianura si caratterizzano per l'uso del mattone come principale elemento di
costruzione. La versatilità di questo materiale conferisce agli edifici slancio,
verticalità ed una vasta gamma di effetti decorativi, mentre l'uso altemato di
laterizi e pietra, che si incontra di frequente, dà vita a piacevoli contrasti
di colore. Le scultore presenti in pianura rappresentano spesso una chiara
derivazione dalla scuola fiorita nel cantiere modenese con Wiligelmo. Se in
alcuni casi è riconoscibile la mano degli stessi artefici che lavorarono a
Modena, in altri si incontrano opere di artisti locali che trassero ispirazione
dall'illustre esempio cittadino.
- Itinerario n°1: Colombaro, Rocca S.Maria, Montebonello, Renno, Monteobizzo,
Coscogno
- Itinerario n°2: Levizzano, Denzano, Vignola, Trebbio, S.Cesario sul
Panaro
- Itinerario n°3: Fanano, Vesale, Roncoscaglia, S.Michele Pelago,
Fiumalbo
- Itinerario n°4: Rubbiano, Vitriola, Frassinoro, Monchio
Estratto dal volume di P.Belloi - E.Colombini "Itinerario Romanico
Illustrato" |
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